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nov
18
2014
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La Bce taglia i tassi,ma le banche non concedono:il forte squilibrio di liquidità concessa.

servizi-bancari-premio-abi-progetti-innovativiContinua la sempre più difficile situazione dei mutui ad imprese e famiglie.Lo dice un dato allarmante,quello di rischiosità che non permette alle banche di concedere prestiti.In sostanza la situazione sarebbe leggermente migliorata rispetto a qualche anno fa,ma l’alone della crisi continua a riversarsi sul nostro Paese.
La Bce di fatti ha attivato un piano,il long term refinancing operation (LTRO),attraverso il quale le banche per richiedere liquidità sono vincolate a concedere credito a famiglie ed imprese,con un tasso d’interesse che è sceso al 2,92%(come attesta anche il rapporto dell’Abi-Associazione Bancaria Italiana).
La difficoltà sta proprio nel vortice ormai creatosi.Di fatti le risorse finanziarie con tasso d’interesse minimo sono ingenti,in quanto Draghi sta mettendo in campo tutte le sue pedine per cercare di iniettare più liquidità possibile nel sistema economico,non solo per dare fiato ad un’economia europea allo streguo,ma anche per evitare la tanto temuta deflazione e dare uno shock all’economia totale.

Intanto Stati Uniti crescono(il nostro export ne ha risentito con un aumento del 7%) e debellano la disoccupazione che è già arrivati ai livelli precrisi,con lo Stato che monitorizza la circolazione di liquidità bancaria(vincolo sui mutui per acquistare casa e immobili) dopo il crack del 2008.E’ invece la Cina con l’Abenomics che ha stupito negli ultimi suoi dati,entrata in recessione e1411114328-banchediminuendo il suo Pil.Il peso dello stato quindi non ha funzionato in maniera cosi brillante,dato che nel lungo non ha permesso agli asiatici di stabilizzare un’economia che coinvolge 1,5 miliardo di persone.Qui lo Stato ha cercato attraverso ingenti investimenti di rialzare Pil ed economia.Nel periodo di crisi ha avuto effetti positivi,ma adesso i dati non danno ragione.
Intanto noi continuiamo la recessione,con una previsione del Pil ancora negativo,per un 2015 ancora in difficoltà.Restano quindi sorvegliate speciali a Piazza Affari,dove si spera un rialzo deciso,contrario alla volatilità degli ultimi tempi. (Approfondimento nell’articolo: Il Guadagno delle borse)

nov
14
2014
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La crisi reale continua(pil -0,1%),continua la speculazione.E le borse ci guadagnano.

economia-reale-1024x683Quanto pesa la crisi sui mercati e sulle speculazioni borsistiche?Pesa ed anche molto.I guadagni dal 2008 ad oggi per gli speculatori di borsa sono stati enormi,acquistando titoli che sembravano spazzatura nei momenti di maggior decrescita(ricordiamo ad esempio i bot italiani con lo spread che superò i 500 punti base durante il governo Berlusconi),per poi rivenderli nel momento di picco maggiore.
Ma tutti questi guadagni sono reali?In realtà si,ma purtroppo sono per le aziende e per i Paesi una perdita finita in mani di pochi.Infatti il meccanismo si basa sul prendere quando il titolo è a ribasso(per un operatore economico esperto gli anni intorno al 2008 sono stati quelli di maggior acquisto) e rivenderlo quando il mercato lo rivalorizza.

E nel mercato reale?-Il mercato reale intanto non beneficia di certo dei “sacchi neri” pieni di denaro speculativo(risorse virtuali borsistiche che vengono portate via),dato che nell’economia reale non crea posti di lavoro e tanto meno tira su aziende in crisi.
Per quanto riguarda il nostro Paese il governo Monti cercò di riciclare(con buon successo) il debito berlusconiano con alti tassi d’interesse con un debito a tassi più bassi: qualcuno si ricorderà durante quel governo la grande sponsorizzazione dell’acquisto da parte dei cittadini dei bot italiani.
In tutto questo clima tremendo di volatilità borsistica il Pil cala ancora in questo trimestre dello 0,1%, lasciando ancora a bocca asciutta l’economia reale,dopo la deflazione sventata per la ripresa dell’aumento dei prezzi(a causa di inflazione + stabilità dei salari),sintomo di una politica economica senza un verso.Un nuovo piano bancario dalla BCE è stato varato,anche qui con il vincolo di girare le risorse date alle banche ad imprese e famiglie.
La borsa dopo un’impennata degli ultimi anni sta tornando a calare,il Pil dopo una piccola e timida ripresa fa calare l’economia reale,causa di mancanza di riforme strutturali che al nostro Paese mancano da decenni. Secondo le stime più ottimistiche a metà prossimo anno l’Italia tornerà a crescere e le borse a riprendersi definitivamente,proprio come dissero anno scorso o due anni fa,proprio come ci si aspettava di vedere,con la solita Italia maldestra e impantanata.

Written by Natelli Pasquale in: Economia | Tag:, , , , ,
nov
13
2014
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Crolla il prezzo della benzina: crisi petrolifera o del credito?

Petrolio dollaroSarà un grande vantaggio per i consumatori,questa è la nota certa derivante dagli ultimi dati sul mercato petrolifero.Sono infatti mesi che il prezzo del petrolio sta scendendo vertiginosamente,toccando in questi giorni meno di 80 dollari al barile,con una forte discesa dei prezzi,causa anche dei forti timori deflazionistici europei.
La situazione è molto pericolosa,in quanto la bolla del credito legato a queste società,per lo più medio-piccole, sta degenerando velocemente.Due spunti di riflessione possiamo detrarre da questa affermazione:
-la bolla del credito assomiglia a quella del 2008 con il mercato immobiliare,dove qui abbiamo società petrolifere che aumentano la loro produzione petrolifera,vendono petrolio a mezzo mondo,ma non riescono a coprire gli interessi dei finanziamenti da loro richiesti.Non ci vuole un esperto in economia per capire che un vortice del genere porta a chiudere i rubinetti del credito ed a pagare interessi sempre più alti(i stanno aumentando i debiti in maniera maggiore della vendita petrolifera,si parla di un raddoppio a confronto di un aumento di circa il 5%);
-piccole e medie imprese hanno spalle poco larghe,una crisi petrolifera di queste dimensioni coinvolgerebbe quel tessuto non in grado di rialzarsi facilmente.Nel 73 e nel 79 abbiamo avuto a nostro discapito la cosi detta stagflazione,ovvero sia inflazione che stagnazione economica,i prezzi salivano ma l’economia non cresceva,effetto mai visto fino ad allora.Non è il nostro caso,ma l’effetto di una crisi petrolifera di questa portata sarebbe come quella di quegli anni.

E in Italia?-Piccola parentesi ha l’Italia in questo contesto.Il prezzo della benzina non cala come dovrebbe,in quanto due sono i fattori che la contraddistinguono dagli altri Paesi,soprattutto del nord Europa(la Germania ha calato molto i prezzi rispetto a noi): gli operatori economici di competenza recepiscono in maniera ritardataria la diminuzione del prezzo(con possibilità di non voler calare il prezzo nonostante il calo del prezzo al barile) ed abbiamo uno Stato che tassa troppo il barile,con la spinta di quest ultimo del prezzo verso l’alto.
La situazione non è idilliaca e quello che quindi preoccupa di più è il mercato del credito,con le mani anche sulle aziende petrolifere,strozzate adesso da una parte dagli interessi troppo alti dei finanziamenti,dall’altra dalla diminuzione rapida del prezzo del petrolio,questo problema gioverà solo ai consumatori.

Written by Natelli Pasquale in: Economia | Tag:, ,
mar
25
2014
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Manager sotto scacco,si cambia o no?

matteo_renziSi stava meglio quando si stava peggio: discorso semplice ed efficace,per lamentarsi e per non guardare in faccia alla realtà.C’è chi però la realtà la guarda in faccia e molto bene,parliamo di Matteo Renzi che dopo l’ultima uscita sullo stipendio ed il taglio dell’irpef di circa il 10% e l’aumento del 6% della tassazione sulle rendite finanziarie,si appresta a stoccare un altro colpo.

In Italia,come ben sappiamo, a regnare non sono solo la disorganizzazione pubblica (oramai ben nota e riscontrata in ogni settore,da quello politico a quello industriale) e la tassazione molto alta, ma anche la disparità di stipendio tra l’ultimo della catena produttiva ed il primo. E’ qui che sta la discussione in questi giorni. C’è da dire che la forbice viene allargata moltissimo quando si va a toccare il pubblico. Di fatti si parla di circa 1000 volte lo stipendio dell’ultimo operaio per i manager di alto rango,cosa che in altri Paesi è impossibile a vedersi. Se quindi un operaio guadagna 800 euro il mese,immaginate moltiplicato per 1000! Pare di fatto fuori luogo la protesta dei manager pubblici che attraverso il sindacato rivendicano l’abbassamento salariale,con la conseguente minaccia di lasciare il posto. Il braccio di ferro si presenta fortissimo, con l’Ad di trenitalia Moretti che minaccia le dimissioni ed il trasferimento all’estero. Mi domando: in caso avesse lavorato per un’azienda privata,avrebbe reagito alla stessa maniera?E’ ovvio di no. Per quanto possa essere valutato Moretti,oltretutto, abbiamo anche i risultati di trenitalia davanti agli occhi,con ingenti aumenti e scadenti servizi, tutto a discapito di noi italiani. Sacrificio ed olio di gomito. Renzi l’ha capito e sta provando a lavorarci su, cercando di dialogare con le forze politiche nazionali e non, con i sindacati e soprattutto con il popolo. Ma questo basterà alla nostra Italia per rialzarsi?

Salvagente Italia

apr
01
2013
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Napolitano ed il nuovo Governo: la scelta dei saggi.

NapolitanoIl nuovo governo è stato creato. Per limiti temporali o di voti, questo è stato formato dal presidente della repubblica, per la seconda volta consecutiva (dopo Monti) e per la seconda volta ignorando i risultati elettorali. Andiamo per ordine però, spiegando cosa, in parole povere, è avvenuto in questi due mesi circa.

Elezioni 23-24 Febbraio- I risultati, evidentemente disastrosi, mostrano una spaccatura all’interno del Paese, che non include due parti, ma addirittura tre, con Monti outsider. Al di là dei perdenti causa rimontone, il Governo per la nostra costituzione e per la nostra vigente legge elettorale spetta a Pierluigi Bersani, vincitore aritmetico delle elezioni. Da qui passa circa un mesetto, con consultazioni del parlamento da parte del presidente della Repubblica (con conseguente convocazione di tutti gli esponenti dei maggiori partiti) senza esiti positivi e l’estenuante ricerca di una soluzione politica valida. Non è semplice coordinare chi ha idee così contrastanti, nel domani di una campagna elettorale così ferrata e di una spaccatura così forte. Viene affidato l’incarico, quindi, a Bersani. Non ha la maggioranza al senato, ce l’ha in Parlamento grazie al porcellum, deve cercare degli accordi. Così non si governa. Pochi giorni fa, dopo molte consultazioni (comprese quelle in streaming del movimento cinque stelle) Bersani rinuncia all’incarico passando la patata bollentissima a Giorgio Napolitano, che ad un mese dalla fine del mandato deve compiere l’atto più difficile ed estremo del suo mandato.

La soluzione “saggia”- In pochi giorni Giorgio Napolitano ha dovuto vararesaggi-parlamentari tutte le possibilità politiche, con l’affidamento del Governo al cinque stelle o del governo del Cavaliere. Le possibilità sono state scartate, insieme ad un Monti bis. Ciò che di meglio è stato potuto fare è un governo di saggi, ovvero indicando due gruppi di lavoro che portassero avanti le riforme: il primo in materia economico-sociale, il secondo in materia istituzionale. Domani avverrà la prima convocazione, dove saranno presenti le figure più illustri scelte con criteri oggettivi, in base a posizioni già ricoperte in passato. Gruppi di lavoro tecnico che porteranno avanti le riforme e gli atti che daranno respiro a questo Paese, sperando in tempi brevi. Di nuovo accantonato il voto, di nuovo i cittadini hanno votato per far effettuare riformi ad organi tecnici. Il presidente della Repubblica ha fatto la scelta migliore per la stabilità, forse la sua, ma non la nostra, con la tasca vuota e la mente piena.

mar
01
2013
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Effetto governo sullo spread:ma è davvero cosi incisivo?

Spread alle stelleRiflettiamo sull’indicatore-Perchè tutti parlano dello spread?E’ forse nato nel 2008 questo indicatore?La risposta è no.La verità non sempre è piacevole da dire,ma è pur sempre realtà,soprattutto quando si parla di politica e nostri soldi.Lo spread indica quanti dei nostri soldi all’estero dovremmo dare per rinnovare il nostro debito,ciò significa più alto è questo valore più soldi daremo a Germania,Francia e compagnia bella.Potremmo anche definirlo un indicatore non fondamentale,ma di certo molto importante.Oramai la finanza fa parte della dinamica economica degli stati,proprio come negli anni 30,dove la caduta della borsa del 29′ fece crollare le economie dei vari stati(vedi iperinflazione tedesca).Fu per questo che nacque il “new deal” di Roosvelt,finanziamenti a pioggia per combattere la depressione europea.La stessa cosa sta succedendo oggi, con l’indicatore spread a definirci quanto ci apprezzino e se siamo in grado di ripagare “il Roosvelt” della situazione.

L’influenza del governo sull’indicatore-Lo spread,per quanto si possa dire, dipende dalla stabilità politica in modo deciso.Ilcameramotivo è solo prettamente finanziario.Lo stato emette titoli,i quali rappresentano parte del debito pubblico,sui quali gravano interessi.Lo stato paga alla scadenza il suo debito,rinnovandolo ciclicamente e ciclicamente rinnovando gli interessi.Se lo stato non è affidabile nel pagare i suoi debiti i titoli vengono ceduti,per questo il nostro amico spread inizia a salire.Se lo stato ci da più solidità avremo più compratori,più investimenti,spread al ribasso e maggior valore dei titoli.Gli speculatori in tutto questo acquistano quando lo spread va su e rivendono quando lo spread va giu.Perciò un governo in cui regna un’instabilità politica ed un bilancio in rosso non può di certo garantire per i suoi debiti meglio di uno stato(come quello tedesco) in cui regna la rigorosità.

Tra la F di finanza e quella di fame-L’italietta da parte sua con le nuove elezioni può solo restare vittima del governo finanziario,data la poca competenza e la scarsità di idee incisive.In tutto questo abbiamo un popolo oppresso da tassazioni arrivate al 70% e disoccupazione in netto rialzo.Gli altri Paesi,come Romania,Ungheria,Slovacchia che ci rubano le Fiat di turno ed aumentano la competitività nei nostri confronti.La soluzione sarebbe sovranità monetaria?Forse si.Ritorno alla lira e conseguente svalutazione?Decisamente no(la nostra inflazione è già molto alta cosi).La soluzione sarebbe ridurre realmente gli sprechi dove non si è mai ridotto(costi della politica,finanziamento alle banche dato che sono private..) ed investire nell’istruzione e cultura,proprio come fece la famosa Italia di Cavour,creando la nostra rete ferroviaria,allevando Pirelli,Edison,Ansaldo,Finmeccanica..l’alternanza di Destra storica e Sinistra storica non comandavano il paese,ma lo prendevano per mano rendendolo quel che una volta veniva chiamata “La grande Italia”.

Written by Natelli Pasquale in: Economia | Tag:, ,
nov
11
2012
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Tra Italia e recessione:la mancanza di stimolo della domanda e di un partito forte.

L’Italia salvata dal baratro, l’Italia che continua a decrescere. Due contraddizioni che darebbero vari motivi alle fazioni pro e contro governo Monti e farebbero giudicare l’operato dei tecnici pieno di ombre. L’analisi è in realtà molto più profonda.

pil italia 2007-2013LATO ECONOMICO: PERCHE’ PIL E DOMANDA NON CRESCONO?-Non è semplice capire i motivi della cosi detta “saturazione della domanda” o della “poca competitività”. I due punti sono l’apice di una crisi iniziata nel 2008, frutto di mercati aperti e speculazioni in grado di creare una bolla finanziaria astronomica. L’Italia non è riuscita a rispondere in modo adeguato, soprattutto con il governo politico instabile; la chiamata dei tecnici ha portato ad una concreta certezza. Di fatti l’apprezzamento dei mercati si è subito manifestato, con il calo del differenziale titoli italiani/tedeschi(spread) e del rendimento dei titoli nazionali( con conseguente aumento del prezzo delle obbligazioni). Il concreto lavoro atteaverso una liberalizzazione parziale dei settori(vedi le farmacie o gli avvocati) e la maggiore imposizione( dovuta ad un eccessiva spesa pubblica). Di fatti il mettersi in pari insieme agli altri governi passa proprio dall’aumento dell’imposizione. Lo stato se aumenta la spesa pubblica deve riuscire a recuperare quelle risorse ed in ogni caso saranno i cittadini attraverso i propri risparmi (domanda di obbligazioni) o attraverso l’imposizione a ripagarla. E’ per questo che le spese passate devono essere ripagate oggi e le vie sono poche. I creditori stranieri con poche garanzie forniscono poco credito allo stato italiano,che con la creazione dei btp Italia ha trovato un’ottima soluzione, sia per far detenere ai propri cittadini parte del debito pubblico, sia per cercare finanziamenti(i rendimenti alti portano degli interessanti profitti). Una politica economica basata su modelli di pareggio, non solo di bilancio, ma anche d’indicatori macroeconomici. Di certo tutto questo ha compresso la domanda, che ha visto ridurre con la “spending review” la spesa pubblica e con l’imposizione i redditi. Le banche detengono liquidità e non danno credito, quindi diminuiscono gli investimenti ed aumentano i tassi d’interesse reali. Con il calo del reddito diminuiscono i consumi e la domanda si comprime ancora di più, moltiplicando il suo effetto sulla realtà. Disoccupazione cresce (con il conseguente fenomeno dei disoccupati scoraggiati) e aspettative calano. In tutto questo i prezzi dovrebbero diminuire, data la recessione, cosa che non avviene. Questo potrebbe avvenire causa poca competitività, quindi saturazione della domanda, ma in un Paese con la cultura come la nostra incarnare un contesto competitivo è molto difficile, soprattutto a livello statale.

LATO POLITICO: TRA MONTI, GRILLO E LA POLITICA SPICCIOLA-Mario Monti è stato chiamato alle armi per una crisi di partitoMonti Berlusconi senza eguali in Italia. Non abbiamo un partito rappresentativo, non abbiamo una voce che ci rappresenti. Questo succede da ormai anni, questo ha portato al tracollo il nostro splendido Paese. Per fortuna nei momenti peggiori gli italiani emergono, cosi il nostro Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, dopo una breve consulta decise per abdicare ai tecnici la guida del Paese. Scelta che ha portato notevoli miglioramenti, scelta che ha fatto insorgere Beppe Grillo ed i suoi seguaci. Il comico alla ribalta è fondatore del partito cinque stelle, ovvero un movimento quasi sismico partito dalla base del Paese. Ma è solo l’arrivo di un quindicennio armato di alternanze politiche e soprusi mediatici. La violenza fatta a questo Paese non ha fatto bene a nessuno, tanto meno al Paese stesso. La mancanza di una governabilità ha sfiduciato i cittadini. La rappresentanza politica non è una questione semplice, soprattutto in una cultura come la nostra dove ognuno vorrebbe un diritto in più. E’ proprio questo eccesso di democrazia che non ha fatto bene. Gli ultimi quindici anni con Berlusconi ed una piccola parentesi della sinistra hanno accentuato problemi di cultura enormi. Di fatti i partiti non hanno un’organizzazione, non hanno idee concrete e sono molto lontani dalle idee cittadine. Tutto questo ha fatto nascere i grillini, ormai una realtà concreta. Tutto questo ha fatto nascere anche Renzi, rottamatore della politica vecchia. Di veri problemi se ne parla poco e Monti soggiunge come un vero professore, privo di consensi ma con idee concrete e precise. E’ qui che ha perso la democrazia ed il sistema partitico, ha perso il parlamento. Il dopo Monti?Sarà un ritorno al passato, quello che ci ha portato alla deriva e che speriamo non ci faccia saltare giù dal baratro.

Written by Natelli Pasquale in: Economia |
set
02
2012
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L’Europa dalla politica alla finanza:un’unione che non può più attendere.

EuroLo spread continua la sua volatilità e con lui anche i titoli di Stato. Nell’ultimo anno questo indicatore, sconosciutissimo prima della catastrofica crisi iniziata nel 2008, ha fatto tremare quasi tutti i Paesi dell’Europa, portando cosi grandi stati come l’Italia, Spagna e Francia a preoccuparsi della stabilità dei propri Paesi. Sembrerebbe invece in controtendenza l’ultimo mese, dove con un buon piazzamento di titoli nazionali (almeno per quanto riguarda Spagna ed Italia che sono al centro dell’Europa e del progetto europeo) sia a breve che a lungo termine, con rendimenti che variano dal 5,5% al 6 % per il lungo e 1,5%-2% per il breve, hanno riscosso un’ottima domanda. Sintomo di questo anche il calo dello spread, indicatore di fiducia e speranza da parte dei mercati. Secondo il segretario generale dell’Ocse Gurria “La Bce dovrebbe comprare più titoli di Stato italiani e spagnoli”, la cosa non è cosi semplice. In primo luogo i titoli di Stato vengono venduti al miglior offerente, cosa che la Bce non lo è mai. In secondo luogo si privatizzerebbe ancor di più lo Stato, dando in pasto agli investitori esteri un altro pezzo del proprio Paese. Per non contare gli speculatori, altra grana dei nostri tempi, pronti a comprare titoli nel momento propizio per poi rivenderli ad un prezzo maggiorato.

L’Europa in un contesto del genere non può far altro che osservare, cercandoEuropa misure come lo scudo anti-spread o gli eurobond, riunendosi per imporre restrizione e tasse ai paesi più in difficoltà. Le misure adottate non sono andate in porto, considerando che la Germania si è opposta ad entrambe le soluzioni (soprattutto gli eurobond, impensabile titoli europei per chi già ha titoli di Stato fortissimi), mentre le imposizioni maggiori hanno generato solo scontri sociali e malcontenti, come in Grecia(piazza Sintagma registra ogni giorno numerosi suicidi) e in Italia (ricordiamo gli scontri davanti al parlamento). La Spagna e il Portogallo hanno pure le loro belle grane, con continue guerriglie sociali, l’Irlanda si è guadagnata la propria indipendenza dichiarando insolvente il debito e rifacendo la costituzione da cima a fondo. Ciò che forse manca, a parer mio, è una coscienza di far cose insieme ovvero un’europa più politica e meno finanziaria, con indivudui europei piuttosto che tedeschi o italiani. Gli Stati Uniti ne sono un esempio, gli Stati Uniti d’Europa potrebbe essere la soluzione, forse nemmeno tanto difficile.

Written by Natelli Pasquale in: Economia |
apr
20
2012
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Dal tracollo alla salvezza,cosa ha spinto le preferenze di Monti.

Ha introdotto maggiori imposte, ha reintrodotto l’Imu ed alzato le accise sulla benzina. Queste sono le manovre principali del governo Monti, quelle che hanno colpito direttamente i cittadini e messo al sicuro l’Italia. La cosa che però salta all’occhio e stona in tutto questo è il consenso. Il governo Monti oggi gode di oltre il 40% dei consensi, vantando piena fiducia anche dall’Europa. Ma cosa ha spinto tutto questo?

Berlusconi MontiFALLIMENTO ITALIANO- Dopo l’entrata di Monti si è evitato il tracollo, con uno spread al di sopra dei 570 punti base ed i creditori che attanagliavano il nostro Paese. Ad oggi lo spread è sceso a 395(proprio oggi c’è stato un rialzo), ma che per adesso ci consente di allontanarci dalla Grecia e superare la Spagna. Il fallimento non deriva dall’onerosità della politica, la quale attraverso anche i finanziamenti ai partiti si è garantita ampie remunerazioni, ma alla cattiva gestione dei governi che si sono alternati. Il governo di spicco è stato quello Berlusconi che per ampliare i consensi ha portato un’Italia già in ginocchio al tracollo. Infatti l’abdicare in favore del governo tecnico è stata forse l’unica manovra giusta che ha portato alla luce un problema enorme, ovvero il fallimento della democrazia, dei partiti ed anche delle politiche per i consensi. I mercati tranquillizzati dal cambio di rotta hanno permesso lo scampo dal tracollo greco, sembrato molto vicino fino a poco tempo fa. Il fallimento italiano è stato, quindi, una serie di conseguenze indomabili, frutto di una ricerca di consensi, nonche un livello di discussione molto basso.

FALLIMENTO DEI PARTITI- Se qualcuno è rimasto soddisfatto da qualche Partitipartito è un mero illuso. Dal fallimento del Pdl, con Berlusconi che dichiara la sua resa e l’abdicazione per il nuovo governo, al fallimento della Lega, scoperta con i dossier pochi giorni fa e causa delle dimissioni di Bossi, Rosy Mauro ed alla fine di tutto il carroccio. Non c’è stata una rappresentazione popolare, soltanto un mero cercar di arrivare al proprio obiettivo, opportunistico e fuori luogo. Un chiaro esempio sono i costi esosi della politica che stonano con le famiglie in difficoltà. La forbice una volta allargata si è spezzata, in pochi adesso credono in una rimonta della politica ed una gestione oculata. Sta infatti salendo il numero degli astenuti, coloro che non andranno a votare, sintomo per l’appunto del fallimento di un sistema che sembrava inattaccabile. Si è provato a cambiare sistema elettorale, si è provato a dare più autonomia alle regioni ed ai comuni, ma come un castello di sabbia tutto è sembrato molto fragile.

EconomiaIL GIOCO DELL’ECONOMIA- In fondo l’Europa è nata per la volontà degli Stati, ma questa volontà sembra stare un pò stretta agli stessi. L’UE ha varato un piano fiscale che accomuna un obbligo di bilancio(fiscal compact) il quale spinge ancora di più la sottomissione dei vari governi a quella grande madre chiamata Europa. I controlli sui bilancio derivano da indicatori, ovvero numeri sui quali basarsi per capire quanto uno stato possa avere un debito pericoloso o per valutare gli squilibri macroeconomici. Di fatto l’obbligo che pone la presentazione di bilanci entro una certa data con sanzioni molto gravi(si parla dello 0,5% del Pil) restringe la democrazia e l’intenzione da parte degli stati di ascoltare i propri cittadini. Il fuoco europeo morde le caviglie dei capi di stato, dando limite di ascolto da parte dei cittadini europei in quanto non rappresentati. C’è il Parlamento europeo, che non ha una funzione centrale, ma che divide insieme alle altre istituzioni funzioni legislative. Ma gli stati ed i cittadini quanto vogliono essere governati dall’economia?Poco direi, c’è più voglia di riprendere a macinare, soprattutto in Italia, dove il Pil non cresce(si prevede un inizio di crescita il prossimo anno dello 0,5%) e dove il potere d’acquisto è in netto calo. Il grande problema del momento attuale non è tanto il cercar una soluzione imponendola, ma quanto questa soluzione sia attendibile. Credo che lo sia poco, credo che l’Europa cerchi in un momento poco felice di affermare il proprio potere, con a capo un elitè di stati che ben conosciamo.

apr
16
2012
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Tra governance economica ed Imu,il democracy crunch degli Stati.

In economia sono poche le cose prevedibili, soprattutto in tempi di crisi e volatilità come quelli di adesso. La cosa che colpisce però di tutti è la governance di questa economia, condizionante della democrazia e padrona dei popoli e delle loro finanze. E’ proprio la democrazia che viene a mancare in momenti come questi, ma andiamo per ordine senza confondere gli argomenti.

L’ORA DELL’IMU- Imposta municipale unica. A cosa serve lo sanno in pochi,Imu la preoccupazione maggiore è trovare il denaro per pagarla, ma la realtà dei fatti è un’altra. I comuni sono il centro di questi veri e propri finanziamenti o rifinanziamenti, causati da gestioni malate dalla base fino alla punta. Il meccanismo contorto è stato fino ad ora quello di mettere in bilancio passività protratte per anni, con previsioni triennali includenti nuove spese e vecchie entrate. Un pò il cane che si morde la coda, vecchie entrate e nuove spese, si dava spazio ad accontentare per il consenso ma il buco in bilancio si allargava. Si spendeva dove i soldi non c’erano. Proprio come nel governo. Di fatti l’Imu doveva essere un’imposta comunale ed in parte statale; adesso è un’imposta statale ed in parte comunale. La nuova tassa era già prevista nel federalismo fiscale di Lega e Pdl, anticipata da Monti a livello statale.

L’ORA DELL’EUROPA- Gli stati europei intanto premono dando obiettivi di risanamento del bilancio con scadenze in archi molto lunghi. L’Italia dal suo canto ha dato certezze in questo senso, promettendo un pareggio entro pochi anni. Da qui dovrebbe poi ripartire la crescita, ma come all’inizio specificavo, non esiste una teoria economica seria e provata per ogni situazione ed è per questo che si va un pò a tentativi. Oramai la governance economica ha sotterrato quello che rimaneva della democrazia, dando potere agli organi UE di porre regole ed obiettivi per tutti i Paesi dell’unione. Indicatori macroeconomici ed obiettivi sul debito dovrebbero indurre al risanamento dei conti i Paesi dell’UE, ma non basta. Disoccupazione in gran crescita e crisi dei debiti sovrani (vedi Spagna e Francia con spread in rialzo) sempre più accentuata. L’economia è in una fase di stallo in cui nessuno riesce a trovare una soluzione ottimale, quella che porterebbe un’economista anche a vincere il premio nobel.

DemocraziaQUI ITALIA- Democracy crunch, ovvero la democrazia spezzata a metà dall’economia. Quanto occorre che la democrazia sia sottomessa all’economia?E quanto occorre che tutti si accollino gli errori di altri? La democrazia è straordinariamente permissiva, non pone limiti di espressione e di confronto. Forse il limite è proprio quello di non porre limiti, comunque quando un qualcosa pone dei limiti non è democratico. L’economia non è democratica, l’economia è una scienza non perfetta dove il mercato fa da re e gli investitori da giullari. Pedine di una scacchiera che nessuno sa governare, ma quanto la democrazia è presente in tutto questo? Forse è l’ora di chiederselo, perchè il democracy crunch può diventare un fenomeno incontrollabile.

Written by Natelli Pasquale in: Economia |

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